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venerdì 13 maggio 2016

Il tema del doppio tra Stevenson e Calvino

Spesso mi capita leggendo un libro di ripensare ad altre letture fatte in passato che in qualche modo affrontano temi simili. Il più delle volte il collegamento nella mia testa avviene automaticamente, una sensazione fugace più che un concetto elaborato in modo logico.

Quest’anno mi è capitato di leggere un classico molto famoso di Stevenson: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Quest’opera, che viene classificata come letteratura fantastica, è bella soprattutto perché indaga la natura umana nelle sue molteplici sfaccettature. Il tema dello sdoppiamento è fondamentale, e l’idea che ne sta alla base modernissima: nell’uomo convivono più personalità, ed è grazie all’equilibrio tra esse che si manifesta il carattere principale di un individuo. Non solo, ma l’equilibrio tra esse è il solo modo perché l’uomo possa vivere.
Mi è piaciuto molto questo libro, per le tematiche e per l’ambientazione londinese che come sempre mi conquista, con quell’aria nebbiosa, umida, le luci fioche nelle strade buie e piovose. Sembra di vederle.

Il collegamento con un’altra opera che ho amato molto mi è saltato in mente all’istante. Parlo de Il visconte dimezzato di Calvino. Anche qui la personalità del protagonista è divisa tra bene e male, e stavolta questa dualità è sviluppata ulteriormente dall’autore. Infatti se nel romanzo di Stevenson avevamo solo il manifestarsi della personalità completamente votata al male, qui essendo il visconte Medardo diviso in due, anche quella buona si manifesta. Torna quindi il concetto dell’equilibrio, ancora più potente e forse maggiormente palesato: una personalità totalmente malvagia può solo fare danni, ma anche una totalmente buona, in un modo davvero inimmaginabile.
Calvino ha un modo di narrare che mi incanta. Questo libro ha il sapore delle vecchie ballate, leggendolo ho avuto la sensazione che fiaba e racconto epico si fondessero insieme.


Consiglio entrambi questi libri. Il tema del doppio affascina sempre, ed entrambi i libri sviluppano una bella trama avvincente, che porta a riflettervi con naturalezza, come solo la grande letteratura fa. 

lunedì 2 maggio 2016

Cosa c'è nella mia libreria#1

Credo che ogni libreria racconti una storia... La mia per esempio racconta praticamente quasi tutta la mia vita da lettrice, perché ci sono libri che risalgono a quando ero piccolina, altri addirittura erano dei miei genitori o di mia sorella. Altri mi sono stati regalati in occasioni speciali, o li ho acquistati personalmente dopo averli tanto bramati.
Tante volte vorrei poterla mostrare a qualcuno, come un collezionista che va fiero dei propri pezzi rari e se ne vanta con gli amici. Mi piacerebbe sostarvi davanti, far scorrere le dita sulle copertine e dire: ecco questo mi è piaciuto molto, oppure: questo non l'ho ancora letto, me lo consigliate?
Proverò a fare qui sul blog una cosa del genere. Quando avrò voglia vi mostrerò qualche libro preso dagli scaffali, così come mi viene, senza un criterio particolare.
Vi dirò giusto qualche parola come parlassi a degli amici, vi racconterò il mio rapporto con quel libro, se mi ricorda qualcosa, se l'ho letto... così molto semplicemente. Spero che l'idea possa piacervi. 
Ora faccio un giro davanti alla libreria, aspettate un secondo... Ecco, ho scelto due libri del tutto casualmente. 


Il primo è "La Dea della Guerra" di Marion Zimmer Bradley. 
Questo libro ricordo che lo comprai a Roma, durante uno dei miei tanti viaggi avanti e indietro in quella città. In quel periodo viaggiavo molto da sola, e un po' mi pesava, per fortuna però potevo consolarmi facendo compere nelle librerie romane, e fra i tanti comprai anche questo volume. Uno dei miei intenti, infatti, sarebbe quello di finire di leggere l'intero ciclo di Avalon della Bradley, autrice che conobbi da adolescente e alla quale sono rimasta affezionata. Questo libro in particolare mi mancava e non l'ho ancora letto. Il volume è stato pubblicato tardi, nel 2007, ma nell'ordine cronologico della storia racconta gli eventi che precedono "Le Querce di Albion".


Il secondo libro invece lo lessi circa tre anni fa, si tratta di "Presagio triste" di Banana Yoshimoto. Mi piacque abbastanza. Io con questa autrice giapponese ho un rapporto strano. Nel senso che i suoi romanzi non mi fanno mai impazzire dall'entusiasmo, eppure ogni tanto sento il bisogno di leggere qualcosa di suo, di ritrovare la sua voce.

Due libri, due autrici così diverse. Avrete intuito che sono una lettrice che non si fa tanti problemi a spaziare tra i generi più disparati. Forse rappresentano due lati di me: uno che vorrebbe rifugiarsi in un mondo fantastico, l'altro più realistico attaccato alla concretezza della vita di tutti i giorni. 

mercoledì 27 aprile 2016

Ricordi d'Irlanda

Non a caso la chiamano l'isola di smeraldo. Le immagini che vi portate a casa dopo un viaggio in questa terra magnifica sono dominate dal verde dei paesaggi da sogno. L'Irlanda è anche cultura: musica, letteratura, leggende e tradizioni... un bagaglio che mi accompagnerà per sempre.
Se vi capiterà di andare in Irlanda non limitatevi soltanto a Dublino. Sicuramente è una città bellissima, ma credo che l'autenticità di questo paese più che nelle città la si trovi nelle campagne, sulle colline fatate e sulle costiere da capogiro. 
Queste sono alcune foto da me scattate durante il viaggio. 

Ah, faeries, dancing under the moon,
A Druid land, a Druid tune! 
(Yeats, To Ireland in the Coming Times)








Vi lascio con alcuni consigli letterari, perché si sa, un bel modo per viaggiare se non ne abbiamo la possibilità fisica è leggere!

  • Diario d'Irlanda, Heinrich Böll
  • Gente di Dublino, James Joyce
  • I principi d'Irlanda, Edward Rutherfurd
  • Le ceneri di Angela, Frank McCourt
  • I viaggi di Gulliver, Jonathan Swift

mercoledì 20 gennaio 2016

Un viaggio straordinario... al centro della Terra!

 Vorrei davvero che quest'anno fosse per me ricco e soddisfacente in termini di letture. Non ho particolari obiettivi e ho scelto di non partecipare a challenge, anche se alcune mi intrigano molto. So che al momento non riuscirei a rispettarle e preferisco affrontare un anno di letture in assoluta libertà di spirito. Uno dei miei buoni propositi letterari però è sicuramente quello di leggere più classici, credo che dovrebbero costituire la base per ogni persona che si professi amante della letteratura. 
Quest'anno ho iniziato con lui, che più classico di così si muore! 
E' il secondo libro che leggo dell'autore e come la prima volta sono rimasta molto sorpresa e affascinata dalla sua grande cultura scientifica. Non solo scientifica, ma anche storica, antropologica, linguistica e letteraria. Certo, molti dati e informazioni possono risultare inesatti a un lettore del nostro tempo, ma ciò non sminuisce affatto la grande preparazione dell'autore. La divulgazione scientifica si fonde magistralmente con una grande capacità narrativa: i personaggi sono caratterizzati benissimo e il senso dell'avventura è sviluppato con successo. E' proprio un viaggio straordinario che il lettore vive leggendo questa storia, un viaggio attraverso il quale l'autore trasmette ai lettori tutte le sue conoscenze. Conoscenze raccontate in modo preciso e dettagliato, talmente scrupoloso che a tratti la narrazione potrebbe risultare pesantuccia. Ma è fondamentale tenere a mente una cosa: Jules Verne scriveva a metà del 1800 - quest'opera è del 1864 - in un periodo storico in cui non esisteva la televisione, non c'era internet... I lettori dell'epoca non avevano modo di sapere com'era l'Islanda, com'era fatto un vulcano, se non attraverso i libri che leggevano. E' un po' il solito principio di tutti i romanzi di una volta: le descrizioni erano fondamentali, interessanti agli occhi dei lettori quanto se non più della trama stessa. 
Non posso aggiungere altro se non che questa lettura mi ha lasciata davvero soddisfatta, mi sono affezionata a tutti i personaggi, in particolare al professor Lidenbrock. Se c'è una cosa straordinaria del modo di raccontare proprio di Verne, è quella di saper fondere insieme rigore scientifico e ironia, conoscenza e a tratti comicità. Chiunque vorrebbe avere un insegnante del genere, che sappia far percepire la maestosità e la serietà dei grandi temi del mondo scientifico, tanto da volerne sapere di più, e allo stesso tempo ridere e sorridere della misera condizione dell'uomo destinato forse a indagare sempre senza mai giungere alla verità.
Voglio assolutamente leggere tutto quello che ha scritto questo autore, sarebbe un vero peccato rinunciarvi!

sabato 5 dicembre 2015

Il mio tesoro sono i ricordi

Rieccomi qui, a schiacciare i tasti di questa vecchia tastiera polverosa, a scrivere non so neanche io cosa di preciso. Mi sono ritrovata a guardare il mio piccolo spazio virtuale, che non oso nemmeno chiamare blog, perché di fatto non è un blog serio, professionale, non ci ho neanche provato a prendere questa cosa sul serio. Era nato come un gioco in un periodo della mia vita per me spensierato in cui condividere con altri le mie piccole gioie era entusiasmante. Ora... be', sono cambiate molte cose. Molte, ma molte cose. In positivo non saprei, in negativo di sicuro. La mia vita è stata stravolta da un giorno a un'altro, senza preavviso, e una parte della mia esistenza se n'è andata via per sempre... Per un lungo periodo ho solo potuto sperare di poter tornare a entusiasmarmi  di fronte alle cose belle della vita, ma devo dire che sono rimasta sorpresa da me stessa. Ora come ora, non sono i grandi avvenimenti a strapparmi un sorriso, bensì proprio quelle piccole cose del quotidiano che prima mi annoiavano tanto, che davo per scontate. Credevo che avrei perso la voglia di leggere, invece sono stati proprio i libri, le storie contenute in essi, a salvarmi. E ho capito così che la mia passione per la lettura è stata una delle cose che mi ha salvata, una delle cose che mi ha aiutata a dare un senso alla mia vita.
La mia passione per i libri mi ha spinta a rimettermi in gioco. Non so se riuscirò a fare di questa mia pagina un qualcosa di sensato o interessante, lo faccio più per me stessa che per gli altri. Quello che è certo è che scrivere mi fa sentire bene, mi fa rammentare chi sono.
Adesso il mio più grande tesoro sono i ricordi, la mia "banale" e tranquilla quotidianità, i miei libri...

martedì 1 ottobre 2013

A volte anche io ritorno!

Lo so, è da un sacco di tempo che non scrivo sul blog. Non saprei neanche spiegare bene perché, sarà la totale mancanza di ispirazione, o forse perché in questo periodo sono un po' sotto pressione per la scrittura della tesi...però ogni volta che mi trovo davanti allo schermo bianco mi prende una sorta di ansia da prestazione e tutto quello che volevo dire non mi sembra più così interessante.
Ad ogni modo, ora sono qui e vi racconto un po' a grandi linee come è stata la mia estate da lettrice, ma non solo. Dunque per prima cosa...sono stata a Parigi! Sì finalmente! Era una vita che volevo vedere questa stupenda città e questa estate ho potuto concedermi tre giorni per visitarla. Certo il tempo è assai poco per poter onorare come si deve una capitale bellissima e importante come quella, però sono rimasta ugualmente soddisfatta e contentissima e...udite udite i parigini sono stati tutti gentilissimi! Allora non erano veri tutti i pregiudizi che avevo sentito su di loro, o magari sono stata fortunata? Comunque, mi è davvero rimasta la voglia di tornare a Parigi e spero di poterlo fare presto.







Un'altra vacanzina che io e il mio ragazzo abbiamo fatto questa estate è stata in Capraia: mare mare mare! e puro e semplice relax. Ma siamo anche rimasti colpiti dalla bellezza di questa piccola isoletta che, essendo per una parte parco protetto, è rimasta per la maggior parte incontaminata dall'uomo e la natura è selvaggia e bellissima.








Quale miglior occasione di una buona vacanza rilassante per abbandonarsi alla lettura ? A dir la verità questa estate non ho letto poi tanto...non tanti libri quanto avrei voluto, comunque non posso lamentarmi.

Quello che sicuramente mi ha lasciata più soddisfatta è stato Il Trono di Spade di Martin.
Non starò qui a dilungarmi su quanto sia stupenderrimo questo libro, rischierei di risultare ridondante e scontata; vi basti sapere soltanto che ho già qui sulla scrivania che mi aspettano il secondo e il terzo volume (io ho scelto la versione ristampata recentemente in occasione dell'uscita del telefilm, quella che rispetta i volumi originali in inglese). 
Poi vediamo...ah ecco! Ho letto I Borgia di Dumas, che mi è piaciucchiato, però ho avuto una mezza delusione, perché io nella mia totale ignoranza credevo che fosse l'ennesimo romanzo dell'autore francese, e invece no! In realtà si tratta di un saggio, se pur molto romanzato, che Dumas scrisse e che raccolse insieme ad altri saggi riguardanti vari personaggi della storia, i quali suscitavano la curiosità del pubblico francese dell'epoca. Credo che Dumas rimanga comunque più apprezzabile come romanziere; anche perché, se devi scrivere un saggio e inventarti buona parte delle informazioni, tanto vale che tu scriva un romanzo.
Chiusa la parentesi Dumas, ho letto altri libri che mi sono tutti più o meno piaciuti: sono riuscita a recuperare a poco prezzo il primo libro di Elizabeth George E Liberaci dal Padre, che ho trovato molto godibile e avvincente, anche se nel finale forse si fa un po' crudo e questa cosa mi ha leggermente infastidita, ma non per la crudezza in sè, ma perché ho avuto come l'impressione che l'autrice abbia voluto descrivere certe scene solo per fare del sensazionalismo e non perché ce ne fosse realmente bisogno ai fini della storia (anche perché l'argomento era già abbastanza angosciante, non c'era bisogno di mettere il dito nella piaga per colpire il lettore no?) Ok ok, sì forse sono un pochino suscettibile, avete ragione...Comunque sia, promuovo Elizabeth George e il suo ispettore Lynley, che già se mi ha fatta innamorare nel primo libro, figuriamoci se vado avanti con gli altri libri della serie.
Immancabile tra le mie letture estive è stata Banana Yoshimoto. Ormai per me la sua scrittura è come un calmante, quando non mi va tanto di impegnarmi in letture troppo dinamiche o complicate, oppure sono in un momento no, mi lascio coccolare dalle sue parole. Così è stato anche con Presagio Triste, letto ad agosto appena tornata dalla vacanza in Capraia (un buon motivo per sentirmi triste e sconsolata mi pare). Come al solito la Yoshimoto non mi ha delusa, anzi direi che per adesso è il suo libro che più mi è piaciuto. Ovviamente non vi aspettate una trama avvincente o avventurosa, non è proprio lo stile dell'autrice, ma come sa parlare lei dei percorsi interiori delle protagoniste nessuno lo sa fare. Le sue sono avventure dello spirito e un tuffo nel mare delle emozioni umane, soprattutto quelle femminili.

Ci sarebbero altri libri da citare, ma questi sicuramente sono quelli che più mi hanno lasciata soddisfatta di averli letti. Adesso ho da poco terminato Red  della Gier, l'ho trovato carino, ma prima di farmi un'opinione definitiva vorrei leggere gli altri due volumi della trilogia. 
Credo che a lettura completata ve ne parlerò, come del libro che sto leggendo al momento, Angelica La Marchesa degli Angeli di Anne e Serge Golon. Non credevo potesse piacermi così tanto e invece sto letteralmente impazzendo di gioia ogni volta che posso aprire il libro per leggere qualche pagina. 
Da qualche giorno è arrivato definitivamente l'autunno, la mia stagione preferita in assoluto (non si era capito eh?) e spero che mi porti bene per quanto riguarda le prossime letture, ma dai libri che ho in attesa sullo scaffale e nell'ebook reader sembra promettere bene! 

Vi saluto, nella speranza di tornare presto a scrivere, che il mio blog si sente giustamente trascurato. Ciao ciao!

mercoledì 24 luglio 2013

La mia riscoperta della letteratura italiana: Agostino di Alberto Moravia


Ci sono autori di cui ho sempre sentito parlare, nomi che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio letterario italiano, nomi che chiunque dovrebbe aver affrontato, almeno in piccola parte, a scuola. Devo confessare che io invece mi sento una totale ignorante certe volte.

Non credo che la mia formazione in letteratura italiana sia stata pessima, ma mi rendo conto che esistono autori di cui conosco soltanto il nome, ma che non ho mai studiato, o quantomeno letto, e per me questo è veramente motivo di imbarazzo certe volte! Quando sento discorrere le persone di opere di Pavese, Elsa Morante, Moravia, per fare degli esempi, non posso fare a meno di vergognarmi, perché sono totalmente digiuna dei loro scritti, che eppure costituiscono un pezzo importante della nostra cultura.
Per questo ho deciso di recuperare e di cercare di leggere più classici italiani...sì, anche quegli autori che molte volte la scuola mi ha portato a odiare; è una promessa che faccio a me stessa.


Così, per cominciare, sono andata a curiosare nella libreria di mia sorella, e ne ho scelto l'opera di Moravia Agostino.

Avevo letto in precedenza pareri discordanti su questo libro: c'è chi lo osanna come capolavoro dell'autore, chi invece ne è rimasto colpito negativamente.
La mia opinione, essendo il primo scritto dell'autore che ho letto, può basarsi soltanto sull'istinto, su ciò che ho provato durante la lettura. Non mi è dispiaciuta, anzi...l'autore a momenti sa veramente coinvolgere il lettore col suo modo preciso e a tratti pungente di narrare il tumulto delle emozioni che si scontrano nel cuore di Agostino.
Agostino è un ragazzino tredicenne che per la prima volta scopre i "segreti" della sessualità, e lo fa in un modo, a mio avviso, inquietante, sicuramente non sereno.
Inizierà a guardare la madre con occhi diversi, non più col casto e ingenuo sguardo filiale, ma come un ragazzo che vede per la prima volta una donna, nel senso più sensuale del termine. E da questo nuovo modo di vedere le cose egli si sente oppresso, a momenti si sente in colpa, a momenti disgustato e allo stesso tempo curioso di scoprire questo mondo "adulto". Agostino adulto vuol diventare subito, poiché questa sua condizione intermedia tra bambino e ragazzo, tra figlio e uomo gli pesa e lo fa soffrire di impazienza.
Moravia oltre a questa tematica già di per se complessa e delicata, aggiunge anche il tema dello scontro tra classi sociali. Infatti Agostino è un ragazzino benestante, che farà la conoscenza di un gruppetto di ragazzi figli di popolani che diventeranno la sua compagnia estiva. Da subito si fa evidente il profondo contrasto che vi è tra Agostino e questi ragazzi, essi sono cresciuti nella durezza della povertà e sono abituati a comportarsi in modo prepotente, guidati dalla legge del più forte, come un branco di animali. Egli da subito viene preso di mira dagli scherzi dei ragazzetti che lo deridono,  ma forse perché in fondo invidiano di lui quello che loro non potranno mai avere, una vita agiata. Agostino dal canto suo odia questo loro modo di fare, ma non può fare a meno di emularli, ormai loro sono divenuti per lui un modello da seguire, come se fare parte del gruppo lo aiutasse a raggiungere quella consapevolezza che lui brama. Grazie, o forse è meglio dire per colpa loro, Agostino cresce improvvisamente, ma nella maniera più sbagliata, arriva a conoscere la realtà sessuale in maniera brutale, sbattutagli in faccia dai ragazzi...in un modo ingiusto e innaturale forse. I sospetti che nutriva verso la madre vengono confermati, ingigantiti, distorti, ed è palpabile la frustrazione di questo ragazzo che vuol sapere a tutti costi, che vuol liberarsi una volta per tutte delle sensazioni che prova nei riguardi della madre, e che lo schiacciano in un umiliante senso di colpa.
Personalmente il personaggio di Agostino a momenti mi ha fatto tenerezza, in altri invece mi faceva provare rabbia nei suoi riguardi, soprattutto non riuscivo a capire questo suo rapporto morboso con la madre...e ho provato rabbia costantemente verso i ragazzi che lo prendevano in giro perché non sapeva niente del sesso, facendomi forse rammentare quanto cattivi possano essere i ragazzini adolescenti quando stanno in gruppo e da esso si fanno trascinare.




Questo è un libro che parla di emozioni, di emozioni a volte complicate da capire, di crescita, e non è davvero facile descrivere un momento così delicato come quello del passaggio dalla condizione infantile a quella di adolescenza, raccontarne così bene le angosce, le ansie e le paure, il senso di inadeguatezza. Moravia ha saputo farlo bene, talmente bene che terminata la lettura non ho potuto fare a meno di ripensare a come è stato per me quel passaggio così delicato, e un pochino mi sono sentita solidale al ragazzino del romanzo.
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